PRESS

Rivista Italiana di Studi Catalani, 6, 2016 (Alessandria, Ed. dell’Orso, 2016).

Raimon Casellas, Dark Vales, translated from Catalan by Alan Yates and Edited by Eva Bosch, Sawtry (Cambs), Dedalus, 2014, 206 pp.

Patrizio Rigobon

Università “Ca’ Foscari” di Venezia

Casellas pubblica in volume nel 1901 Els sots feréstecs, già uscito come romanzo a puntate sulle pagine di un giornale tra il 1899 e il 1900; un romanzo che nella storiografia letteraria catalana viene, forse un po’ semplicisticamente, etichettato come “modernista”, anzi il romanzo eponimo del Modernismo. Le peculiari declinazioni locali di questa corrente rendono in realtà più problematica la sua collocazione nell’ambito di un canone. Se considerassimo per esempio ciò che Modernism significa in Europa, dovremmo concludere che non sempre i criteri formali e tematici che definiscono altri Modernismi, possono inquadrare il contenuto e la vicenda di Els sots feréstecs o Dark Vales, nella accuratissima e godibilissima versione inglese di Alan Yates. Aggettivi certo attribuiti da un non nativo della lingua, come lo scrivente, che ha potuto però apprezzare la ricchezza e le problematicità del testo confrontandolo costantemente con l’originale catalano. Il che rende ancor più ammirevole la fatica del traduttore. Sul “Modernismo”, a livello europeo, non si contano evidentemente più i contributi, appare tuttavia interessante leggere una definizione che, ove applicata al romanzo di Casellas, fa ben intendere le problematicità cui sopra alludevamo:

Clearly it is an art of a rapidly modernizing world, a world of rapid industrial development, advanced technology, urbanization, secularization and mass forms of social life […] Clearly, too, it is the art of a world from which many traditional certainties had departed […]. It contains within itself that tendency, so apparent at the end of the nineteenth century, for knowledge to become both pluralistic and ambiguous, for surface certainties no longer to be taken on trust, for experience to outrun, as it seemed to many to be outrunning, the orderly control of the mind.” (M. Bradbury and J. McFarlane [edd.], Modernism. A Guide to European Literature 1890-1930, London, Penguin Books, 1991, p. 57).

Non tutti i meccanismi narrativi, attivati da Casellas, concorrono evidentemente a una simile ipotesi. La versione catalana del Modernismo è inoltre particolare e, di certo, l’autore vi milita consapevolmente, anche tramite la sua attività giornalistica. L’ambiente rurale, in qualche modo “selvaggio”, della località di El Figueró i Montmany, pure a poche decine di chilometri da Barcellona, i rustici valligiani, il parroco padre Llàtzer, le vicende che trascorrono nel libro, oltre a risentire dell’origine “a puntate” del romanzo, definiscono un’estetica variegata, talora verista, talaltra addirittura simbolista. In questo senso Els sots feréstecs è certamente un romanzo di respiro europeo, malgrado rimanga irrisolto il suo rapporto con la modernità: in questo senso, è paradigmatica proprio la figura del curato, don Llàtzer. Un grande romanzo, certamente, di cui sorprende, se non per le difficoltà linguistiche (che Yates così brillantemente ha risolto), la scarsità di traduzioni. La versione inglese schiuderà certamente gli orizzonti, ben al di là dei Cingles del Bertí (opprimente muraglia orografica che racchiude il mondo del romanzo) e ben al di là di quanto possono fare anche traduzioni in altre lingue europee, traduzioni che comunque latitano. In italiano, segnatamente, pochissimo è noto di Casellas. Un paio di racconti, En Malsangro, recato in italiano da Giuseppe Ravegnani nella sua Antologia di novelle catalane del 1926, con una seconda ed. nel 1927; e La mano del mistero, tradotto da Tiziana Camerani nel 2011, pubblicato in e-book per le cure della Casa delle traduzioni di Roma e dei Dragomanni. Per quanto riguarda il breve racconto incluso nell’antologia di Ravegnani, non si tratta evidentemente di Els sots feréstecs (come erroneamente indicato dal sito http://www.escriptors.cat) ma di una stringata narrazione pubblicata nel volume Llibre d’històries, qualche anno dopo il romanzo maggiore. L’antologia di Ravegnani non è peraltro frutto di un’operazione di selezione del traduttore: egli evidentemente non conosceva a sufficienza la letteratura catalana, né la lingua. La silloge è invece ascrivibile con certezza a Joan Estelrich e Carles Riba. In una lettera a Ravegnani, scrive infatti Estelrich: «Vos fareu el treball de traducció i és just que vos en tingueu la gloria. Ni en Riba n[i] jo no hi hem de figurar. […] La tria (rollana) ja la tinc feta. Hi figuraran.. (segue lista)» (lettera di Estelrich a Ravegnani del 25 ottobre 1921. Fons Estelrich. Arxiu Biblioteca de Catalunya). Due soli racconti nella nostra lingua, pur considerando che Casellas non fu un autore prolifico, rappresentano un ben magro bilancio e non possono dare l’idea della rilevanza di questo scrittore. Far conoscere al lettore italiano il suo romanzo più – giustamente – conosciuto significherebbe anche poter meglio contestualizzare gli scrittori italiani coevi, tributari e attenti recettori dell’ambito letterario mediterraneo tra fine Ottocento e inizi Novecento, spazio che ancor oggi imperfettamente conosciamo nella sua variegata molteplicità. La traduzione inglese può in questo senso costituire un valido stimolo sia per la qualità dell’impresa, sia per il credito internazionale che con essa viene aperto all’opera di Casellas. Entrando nel merito del lavoro, per quel che può modestamente dire un lettore alloglotto, tanto rispetto alla lingua della versione quanto dell’originale, si tratta, come già osservato, di un lavoro estremamente accurato che è stato spesso il risultato di un dibattito su questo o quel termine, su questa o quella soluzione, tra il traduttore (Alan Yates) e la curatrice editoriale (Eva Bosch), nativi, rispettivamente, della lingua d’arrivo e di quella di partenza, ma con grandi conoscenze l’uno della lingua dell’altra. Non è una traduzione a quattro mani (uno solo infatti la firma) ma certamente una versione talora dibattuta. Lo apprendiamo tanto dall’introduzione del traduttore, quanto dall’Editor’s note di Eva Bosch, la quale dichiara:

The densely poetic language of the original poses a daunting task for the translator […]. After persuading Alan that Els sots feréstecs was not ‘untranslatable’, the idea was transformed into an up-and-running project […]. Co-operation in the translation process has enabled me […] to revisit in a creative way the moods, local legends and traditions […]. My personal reading of it involves a painter’s vision which inevitably suffuses my subjective responses to words on the page. I cannot but pursue a particular intimate suggestion emerging from a word or a sentence, nor escape the idea that any translation can only be like a new layer painted on to a unique and precious fresco […]. Our different backgrounds and cultural perspectives and our not completely coincident individual intepretations of the novel made for some intense, and ultimately productive, disputation (pp. 18-19).

Uno degli oggetti della disputa è stato la traduzione di La Roda-soques, soprannome della prostituta del villaggio, che la curatrice editoriale voleva mantenere nell’originale, per le plurime evocazioni di quel nomignolo in catalano, che invece in inglese è diventato Footloose, tutt’altro che azzardato, spiegato così da Yates: «Her name in catalan, La Roda-soques, denotes both ‘vagabond’ and a woodland bird (treecreeper/nuthatch). It being impossible to convey in a single English word ‘footloose (and fancy free)’ was chosen» (pp. 14-15). Lo stesso titolo del libro potrebbe porre qualche difficoltà: «The landscape of Montmany is the virtual protagonist in the novel, a feature enshrined in the Catalan title. For rendering sots feréstecs (wild ravines/gorges) Dark Vales was chosen as it reflects the dominant emotional/psychological atmosphere of the narrative» (p. 15). L’espressione ricorre nel romanzo quando viene tradotto il catalano «a n’aquets morts de las tristas clotadas» con «… of the walking dead here in these dismal dark vales» (p. 57). Il dialogo tra curatrice editoriale e traduttore interesserà certamente chi si occupa di traduzione per i due differenti punti di vista sulle connotazioni del romanzo e sulla loro resa in un’altra lingua: il punto di vista di una pittrice catalanofona (che vive a Londra) e quello di un docente inglese di lingua e letteratura catalana. Il risultato ci sembra davvero notevole. Ho scelto solo alcuni passi, che presuppongono alcuni punti problematici relativi al lessico, alle espressioni idiomatiche e/o alle differenze diastratiche e diatopiche per sottolineare la complessità e, allo stesso tempo, l’appropriatezza delle soluzioni traduttive. Si veda il seguente scambio di battute: «- Nú, nú / – Bé feu forrolla ab las tòfonas… / – Túfunas… Nu’n cercu pas» reso con «- Nay, nah… /, – You do very nicely from your truffles… / – Truffles… I don’t go a-looking for them» (p. 24). Oppure «- ¡Pla s’hi ha d’anar!» che diventa «There’s nothing else for it!» (p. 29). L’odore misto di muffa e stantio (che ha degli esatti traducenti in alcuni dialetti italiani, ma non nello standard) definito nell’espressione del romanzo «tan romàtiga que …» riferita a una chiesa in semi-rovina, diventa «so dank that» (p. 37). Due frasi come «s’hagués tornat d’ala de mosca y hagués acabat per ser de color de gos quan fuig», che rimettono a colori variamente indefiniti e/o connotati, vengono letteralmente spiegate «… turning a sort of dirty ash colour, had finally taken on an indeterminate, drab and muddy hue, ‘the color of a dog running away’ as they themeselves would have said it» (p. 64). Come si vede, la traduzione è esplicativa e parecchio più lunga. Forse è interessante notare che il «color de gos quan fuig» per un lettore inglese (ma forse anche italiano, visto che il romanzo di cui dirò fra poco è stato pubblicato abbastanza recentemente da Neri Pozza) potrebbe essere di per sé più comprensibile, essendo il titolo di un romanzo del gallese Richard Gwyn, The Colour of a Dog Running Away, che si svolge appunto a Barcellona (in italiano Color cane che fugge). Plastica espressione che, viaggiando da una lingua all’altra tramite i romanzi, potrebbe magari essere assunta, in virtù della traduzione, tra le locuzioni idiomatiche delle lingue verso cui è migrata. Altri idiotismi abbisognano evidentemente di spiegazioni non canoniche che devono aver supportato il traduttore: «- ¿Trumfos? … encara ‘ls tinch a la feixa, engony… / – Donchs pedras… carrega pedras» che diventa «- Trumps? The best I can manage here is a fart / – Then go high… give it as much weight as you can» (p. 78). La locuzione idiomatica «feya una cara de tres deus», che essendo riferita a un prete ha una coloritura vagamente ironica in catalano, viene tradotta con l’inglese «had a face like thunder» (p. 132).

Potremmo addurre un’infinità di altri esempi per dimostrare le difficoltà e le ragionate risposte ad esse fornite dal traduttore inglese, in molti casi certamente discusse con la curatrice editoriale. Risposte che anche l’eventuale traduttore italiano, che felicemente decidesse di affrontare questo testo, potrebbe cercare di fornire per consentire (finalmente!) di leggere Els sots feréstecs in questa lingua.

 

politicalocal.es – Nacho Diaz 3/02/16

http://www.politicalocal.es/444811-el-embajador-raimon-casellas/

Núvol – El digital de cultura

PUNT DE LLIBRE 12/01/2016

http://www.nuvol.com/noticies/els-sots-ferestecs-de-raimon-casellas-ara-en-angles/

 

Times Literary Supplement, 1 January2016                                 Matthew Tree

TIM.021.1GL.01jan

 

El Punt Avui – Catalonia today – 3rd May 2015

http://www.cataloniatoday.cat/article/113-books/836858-what-was-published-in-2014-in-english-life-after-drowning.html

 

December 2014 Issue 215

A LITERARY LANDSCAPE

2342406

Alx Phillips talks to Eva Bosch, editor of the English version of Catalan classic Els sots feréstecs

http://issuu.com/barcelona_metropolitan/docs/issue_215/18

21st May 2014 – TV3  Barcelona
Els sots feréstecs

Translation of the commentary

This is the English translation of “Els Sots feréstecs” by Raimon Casellas.

The novel was inspired by these surroundings – wild nature, ravines and woods, churches and farms. Jagged rocks, steep slopes, dark vales and characters are intimately tied up with the landscape. Religion, morality… the characters in the book speak the same language as that spoken in the territory today.

J. Vilardebo

“Feréstec, [1] I am feréstec. I am not ashamed to say it…. I do admit it… not because I come from the Dark Vales… I was born here… that gentleman that used this word… well I gather he used it because this is how people here speak…”

Commentary

The local language, the different expressions and the nicknames of some of the characters have made this translation very difficult. This is the first translation into English since it was first published 100 years ago.

E. Bosch

“This man is as good as Emile Zola. This is a magnificent work. With this novel we crossed a threshold of a completely new way of writing. Let´s say, it was like some sort of Cubism of literature. It is important to let this book be known to a wider public, and what better than to translate it into English!”

Commentary

Alan Yates is a major expert in Catalan language and literature. He has translated many modern Catalan books into English and is well known for being a pioneer in bringing Catalan culture to the Anglo-Saxon world.

For the last five years, visitors of this spot can follow an itinerary of the different places mentioned in the book, as it has been signposted as the Literary Route of Dark Vales.

According to the Editor, the social and political moment that Catalonia is living through today has been an extra incentive to spread the word about the country to the outside world.

 

[1]Wild, fierce

 

Notes d´una editora -Núvol, el digital de cultura-

http://www.nuvol.com/noticies/els-sots-ferestecs-i-dark-vales-notes-duna-editora/

Colin Harvey

Sant Pau de Montmany amb La Rovira al fons  (Salvador Llobet) | Foto HMG Hemeroteca Municipal de Granollers

Sant-Pau-de-Montmany-amb-La-Rovira-al-fons

L’Ullà des del mirador dels Sots ferèstecs (Archiu Municipal de Figaró-Montmany)

L'Ullà des del mirador dels Sots Ferèstecs_resize

“Els sots feréstecs”, en anglès

Sots

http://www.el9nou.cat/noticia_v_0/35930

“El ibérico”, 13 març 2014 -Londres, Anglaterra

Iberico

L´església de Montmany no té cap mena de figura legal de protecció -El regne de la mort-  11 març 2011

sots ferestecs 2

El centre d´Els sots feréstecs, en perill de ruïna imminent -12 març 2011

Sots ferestecs 1

Montmany, una ruïna inminent -11 març 2011

portada 9 NOU Sots ferestecs

Quan ficció i realitat es troben als Sots Feréstecs -12 d´agost 2011

contraportada Els Sots Ferestecs

Figaró demana a l´amo de l´església de Montmany que en tanqui l´accés -25 març 2011

v_4_250311_1 (copia)

Els lectors de “Dark Vales” hi trobaran un gran clàssic -28 d´abril 2014

v_040

Els sots feréstecs, universals -28 d´abril 2014

v_014

Dark Vales, llegir per viure -2 maig 2014

v_023

Traducció al castellà d´”Els sots feréstecs” -2 maig 2014

v_031

Alan Yates

http://laserpblanca.blogspot.com.es/2014/07/un-assaig-dalan-yates-sobre-els-sots.html

CHURCH TIMES 8th August 2014

CTS021_(3) (1)

CTS021_(3)

August 2014 at Llibreria Calders, Barcelona

Mita Casacuberta from Facultat de Lletres, UdG , Maria Campillo from Universitat Autonoma de Barcelona and painter Eva Bosch talk about the book and the exhibition.

“Dark Vales”, “Els sots feréstecs”

http://www.alejandrogallery.com/index.php/news/121-art-literature-at-llibreria-calders

 

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